Quando la creatività della natura si è già espressa, l’uomo non può che cercare di assecondare un prodotto estremamente sensibile ed esigente, semplicemente organico, vivo e palpitante.
Scavata nella roccia, la cantina della Tenuta Massimago è un luogo di riflessione di pace e di silenzio dove la polvere si deposita lentamente e il vino dorme placidamente.
Costruita nei primi del 1800, la cantina è cambiata molto da allora: il foro che una volta univa la soffitta alla cantina e che permetteva il passaggio dell’uva e la sua lavorazione artigianale è stato chiuso, le pareti di pietra grezza sono state rivestite e sabbiate, pianelle antiche di cotto poggiate sulla sabbia ricoprono il pavimento dove sono state poste a dimore le barriques e la nuova botte per l’Amarone 2009.
In questo luogo – dove umidità e temperatura vanno sempre d’accordo e sono in perfetto equilibrio – riposa, riflette e si risveglia pieno di sapore e vita il vino di Massimago.
Già nell’800 nella cantina della Tenuta Massimago si vinificava l’uva migliore.
La mano era quella del mezzadro che la torchiava e la lavorava conferendo parte del succo della vendemmia alla cantina sociale.
Dal 2004 comincia una nuova avventura e il progetto di vinificare e imbottigliare il vino riprende insieme alla famiglia Cracco. Comincia così a delinearsi lentamente, a piccoli passi un progetto fatto di amore per la terra ed i suoi prodotti:
dapprima 1000 bottiglie di Amarone, in seguito 1000 bottiglie di Amarone nel 2005, poi 1000 bottiglie di Esordio (il primo Valpolicella Superiore). Un passo dopo l’altro, una crescita lenta ma inarrestabile.


